Il trucco c’è ma non si vede. Almeno fino al momento in cui il cinema non sublima la grande illusione. L’arte della magia che sconfina nella settima arte dopo quasi 5000 anni di Storia. La storia della magia, quella bianca, è antica quanto l’Uomo. O meglio, quanto il desiderio dell’Uomo di sorprendersi. Ma dovremmo dire di lasciarsi ingannare.
Text by Riccardo Palmieri (14.700 characters)
21 images from Historical Archives
————

Kellar in one of his simple though spectacular manifests. Here we see him levitating his partner: a classic today, but unthinkable at the time.
Nelle profondità, il più delle volte insondabili, dell’animo umano, nonostante l’incessante progresso delle tecnologie digitali, sarà sempre troppo radicato il bisogno del miracoloso, dell’incomprensibile, dell’irrazionale. Per questo l’arte magica attrae ancora tante persone. Oggi è un’arte dell’intrattenimento, ma nell’antichità si confondeva con la religione, l’alchimia, le scienze fisiche e matematiche. Uno dei riferimenti biblici che richiamano il mondo della magia è il gesto con cui Mosè, sotto gli occhi del faraone, trasforma il bastone da pastore di suo fratello Aronne in serpente. Un gesto spettacolare, non c’è che dire, per i credenti e non. Ai tempi dell’Impero Romano, invece, il registro sembra mutare: il mondo della prestigiazione viene apprezzato come forma di spettacolo. Uno dei giochi più seguiti ed eseguiti è quello dei “bussolotti”. In principio consisteva nel far apparire, sparire e riapparire sotto tre tazze o coppe alcuni sassolini, ma la sua evoluzione ha portato i prestigiatori a varianti anche molto spettacolari, e da almeno due secoli sotto i bussolotti appare di tutto: palle da tennis, agrumi, pulcini pigolanti (salvo farli sparire in una pentola d’argento con una fiammata). Faremo diversi passi avanti e indietro, in questo racconto, come se fossimo in un film che avanza (o indietreggia) a salti temporali, tra flashbacks e flashforwards: perché quest’arte, o artigianato sopraffino, ha molto a che fare con la settima arte, il cinema. Ma andiamo per gradi. Perché si diventa prestigiatore? Per ambizione personale, per esibizionismo, per parenti, amici, spettatori. Non solo. Sappiamo che per alcuni importanti manager la prestigiazione serve a rompere il ghiaccio durante una trattativa difficile, così come la storia ci tramanda che teste coronate, filosofi, studiosi l’hanno praticata come hobby.

Portrait of the young conjurer. Of Hungarian origin, Erik Weisz would change his name in America to Harry Houdini, as homage to the father of modern magic, the Frenchman Jean-Eugene Robert-Houdin.
Grand Houdini
Le peculiarità che fanno grande un prestigiatore sono innanzitutto la sua immaginazione, la creatività personale, ma naturalmente anche l’assiduo esercizio, un training fisico e mentale che assomiglia a quello di un attore completo, più che di un virtuoso in un solo campo. In merito Jean-Eugène Robert-Houdin, riconosciuto come il padre della prestigiazione moderna (nacque a Blois nel 1807) affermava una grande verità: “La destrezza è certo necessaria, ma con la sola destrezza si potrà fare un giocoliere, non un prestigiatore”. Fondamentale, in ogni caso, è non svelare mai il trucco. Il pubblico, bramoso di conoscere il segreto che l’ha appena disorientato, perderebbe subito interesse: per il gioco in sé e per la reputazione dell’illusionista. La prestigiazione è una vera e propria arte della finzione. Per chi fa magia parlata, le astuzie verbali percepite dall’orecchio dello spettatore valgono almeno quanto le illusioni che ne ingannano e divertono gli occhi. Per chi produce i suoi spettacoli mimicamente, in ambito musicale o silenzioso, deve invece far leva su altri elementi per sviare l’attenzione, per creare attesa, per rendere prodigioso e insiegabile un effetto. Annota ancora Robert-Houdin: “Il n’y a pas de bons tours et de mauvais tours, il n’y a que des tours bien présentés et des tours mal présentés”. Egli fondò e diresse, a Parigi, un teatro che portava il suo nome (echeggiano leggendarie, nelle cronache del tempo, le sue Soirées fantastiques), prima in Boulevard de Strasbourg, quindi al Passage de l’Opéra, in seguito distrutto dai lavori di costruzione di Boulevard Haussman, ma proprio in Bd. Haussman, oggi, all’interno del famoso museo delle cere Madame Tussaud, si svolge un accattivante spettacolo di magia.

Even the Great Houdini rendered homage at the tomb of Bartolomeo Bosco, a "magic" figure from Torino, wrapped in legends around which there are still incredible stories circulating today.
Bartolomeo Bosco
Nell’Ottocento, in Italia, svetta Bartolomeo Bosco, torinese, la cui figura è, come quella del collega francese, avvolta nel mito. In proposito si narra che, durante la battaglia di Borodino, ferito e perquisito da un cosacco, Bosco riuscì a perquisire a sua volta il nemico, svuotandogli le tasche. In un’altra occasione, invitato alla corte del Re di Napoli e in deplorevole ritardo di venti minuti, sbalordì gli astanti con il seguente trucco: placò le ire del sovrano facendogli semplicemente controllare l’ora. Quello del Re e tutti gli orologi del palazzo segnavano l’ora dell’appuntamento, quasi fossero tornati indietro! Come aveva fatto a riposizionare tutte quelle lancette?
Siccome il trucco c’è ma non si vede, riprendiamo la nostra virtuale macchina del tempo e visitiamo la gloriosa era del music-hall. In quest’epoca in Europa è attivo un illusionista di nome Dante, da pronunciarsi con l’accento sulla E (l’Alighieri era il suo ispiratore). Sui manifesti dei suoi spettacoli faceva scrivere uno slogan esemplare: “It’s fun to be fooled”. E’ divertente essere ingannati. A fin di bene, s’intende! In un clima di sberleffo fantastico, sottolineato da una musica evocativa, ironica, del mondo degli Inferi, si apriva il sipario e iniziava una serata all’insegna dello stupore. Sono ben lontani i secoli bui, della stregoneria, dei pregiudizi, dell’Inquisizione. Se il Medioevo fu ‘magico’ per gli storici, fu oscuro per la maggior parte delle persone e, doppiamente, per i prestigiatori, che venivano accusati, processati e, spesso, giustiziati sui roghi.

Emile Reynaud and his projection theatre. A crucial antecedent and conjunction ring between the magic lanterns and pre-cinema. A through-joint phase from illusionism to the cinematographer.
Un giorno, tuttavia, arrivò un documento di importanza cruciale: il volume di Reginald Scott (era il 1584) intitolato The Discovery of Witchcraft, ovvero La scoperta della stregoneria. Nel trattato l’autore, sapiente inglese del Kent che si divideva tra occultismo, mistero e… giardinaggio, svelava finalmente la distinzione tra magia nera e bianca, quest’ultima vocata al puro intrattenimento e divertimento. Ci proietta addirittura tra le piramidi egizie, alla corte del faraone Cheope, luogo ed epoca cui risalirebbe la prima testimonianza dell’attività spettacolare di un mago. Nel Papiro Westcar si narra delle gesta di Tettetà di Tattusenerefù, che si produsse in un numero di taglio e ricomposizione della testa di un’oca viva. Un gioco divenuto perfino un classico di repertorio, fino alla variante con due oche, una bianca e una nera: il prestigiatore le decapita, ne scambia le teste per qualche secondo e poi tutto torna come prima!

Before David Copperfield amazed us with an updated version of his own body cut in half with a round saw...see what illusionist Horace Goldin did back in the 1920's. With his partner completely exposed to the audience view.
Flashbacks
Il latino ‘prestus digitus’, l’inglese ‘legerdemain’, a sua volta fusione del francese ‘leger de main’ trasmettono un concetto: bisogna essere rapidi con le mani. Sia che il gioco si ammiri dalla platea di un teatro, sia che si osservi un effetto in close-up, cioè da vicino. Anzi, a mezzo metro di distanza un trucco è molto più difficile da eseguire, quindi bisogna essere particolarmente bravi, come il prestigiatore spagnolo Juan Tamariz. Dopo aver studiato regia cinematografica all’Università di Madrid, Tamariz si dedica professionalmente alla prestigiazione esibendosi in tutto il mondo e in programmi televisivi. Membro fondatore della prestigiosa Escuela Mágica de Madrid e delle Giornate Cartomagiche di El Escorial, è un apprezzato conferenziere in atenei e centri culturali ed autore di libri ricercati per il loro contributo innovativo. Ma è il suo percorso formativo ad illuminarci. Tamariz non è il primo prestigiatore che ha avuto a che fare con il cinema. Apparentemente slegati, questi due universi non sono affatto paralleli ma simbiotici.

Georges Mélies, the "father" of motion picture special effects. He had begun his career as a conjurer, and then, with the arrival of the Lumiere Cinematographer, he found the way to transfer his magic competences to film shooting. The picture shows him in one of his films, while enlarging the image of his head without measure, to finally make it disappear.
Le origini del cinema affondano nelle ombre della Caverna di Platone e passano per le proiezioni ‘miracolose’ delle lanterne magiche al teatro d’ombre e poi di proiezione di Emile Reynaud. Forse non tutti sanno che il cinema, o meglio il cinema fantastico, quello che sarà poi regno degli effetti speciali, nasce proprio dall’illusionismo. E a molti prestigiatori, studiosi della storia dell’orologeria, degli automi del ‘700 e delle meccaniche di precisione dobbiamo la nascita del cinematografo. Almeno 50 anni prima del brevetto depositato dai Fratelli Lumière, che avevano trovato il modo di rendere flessibile (e scorrevole in bobine) la lastra fotografica. Dove avviene il vero prodigio, la magia della trasformazione o metamorfosi, è ancora una volta in Francia, a Parigi, a Place de l’Opéra. Georges Méliès (forse oggi non sono proprio in tanti a conoscerlo) sta usando una cinepresa Lumière per documentare la vita dei parigini, il traffico, il movimento. Ma la griffa di trascinamento della pellicola s’inceppa, poi riprende. Solo riproiettando il materiale girato si sorprende: un signore in bombetta si trasforma in una signora col cappellino, un calesse diventa un tram a cavalli. Magia dell’immagine in movimento, del fermo-immagine e della ripresa, che per un errore meccanico rivela le sue intriseche proprietà illusionistiche. Georges Méliès, l’operatore, in realtà fino ad allora è stato un prestigiatore di vaudeville, e non impiega molto a mescolare gli ingredienti dell’attività magica con l’uso della macchina da presa.

Houdini hanging from a crane hook while he shows his escape from a tight-shirt for the mentally sick. He used to do this highly spectacular performance even when suspended from the last floor at the Empire State Building in New York.
Da quel giorno gli errori di ripresa diventano voluti, programmati e Méliès di fatto inventa gli effetti speciali. I suoi primi film sono ispirati da Jules Verne, dai suoi stessi prestigi e strabilianti sono le soluzioni ottenute in Voyage à la lune, Le tunnel sous la Manche e gli altri film, sempre nei primissimi anni del ‘900. Assistiamo a tagli di teste umane, apparizioni e sparizioni, effetti di ingradimento e rimpicciolimento di un corpo. Quest’ultimo è un palese omaggio al famoso effetto in cui si produceva l’illusionista Buatier de Kolta, qualche tempo prima, nelle capitali d’Europa. De Kolta presentava in scena un dado da gioco, lo lanciava su un tavolo e il dado si trasformava nel doppio del suo volume. Un’altra rotolata sul tappeto e il dado era più grande, sempre di più, fino a doverlo girare con l’aiuto di un assistente. Alla fine dal dado gigante usciva una graziosa signora in abito da sera.
Mix di classici e moderni
Non erano così lontani i tempi del Cavalier Pinetti, prestigiatore che nel ‘700 rese sinonimi illuminismo e illusionismo, mentre ancora si doveva schiudere lo scrigno dell’attenzione verso l’Oriente misterioso, che interessò un po’ tutti gli aspetti dell’Arte in quel periodo. Vide svilupparsi i fenomeni di spiritismo e mentalismo, ma mentre i primi attengono alle evocazioni medianiche (i medium fraudolenti sono tra l’altro smascherati da Houdini, che dimostra che si tratta sempre di abili trucchi), alle divagazioni teosofiche e alla negromanzia, i secondi sono giochi di sorprendenti letture del pensiero, divinazioni ed esercizio di poteri extra-sensoriali (si usano per l’occasione carte ESP, acronimo di Extra Sensorial Perception). A Londra un ‘tempio’ dello spettacolo magico esotico era l’Egyptian Hall di John Neville Maskeline, ma anche di Thurston, Kellar, Kalanag, Goldin (quest’ultimo celebre per aver perfezionato la sega circolare a mano, con cui tagliava e ricomponeva una bella ragazza, magia ripresa, in versione elettrificata, da David Copperfield).

Maybe not everyone knows that writer, director and actor Woody Allen is a great conjurer (and he is keen to underline it). Here we see him in action without stunt doubles in his next-to-last film
Diametralmente opposti alla maniera esotica ci sono poi i tecnici, sobri ‘scienziati’ del prestigio come Blackstone, o Thomas Selbit, cui si deve il perfezionamento della prima donna segata in due, in orizzontale, dentro una cassa posta sul tavolo. Da quest’ultima grande illusione si sarebbe passati ad apparati sempre più sofisticati, fino al famoso ‘effetto zig-zag’, nel quale una ragazza viene tagliata in tre parti in verticale, con il corpo centrale che si sposta lateralmente a rivelare l’incredibile esecuzione. Il mago italiano Silvan e colleghi di molti Paesi presentano una versione che prevede un quadruplo taglio del corpo umano, mentre sempre Copperfield ha offerto al pubblico una sua ‘rilettura’ in sei parti: la cassa viene tagliata da un cannone laser in piccolissime porzioni piramidali, perfino invertite di posizione al momento della ricomposizione e, nonostante tutto, la ragazza esce intera, con la testa sulle spalle e i piedi… sul pavimento! Ma per Copperfield questo è nulla, visto che ha fatto sparire perfino la Statua della Libertà, quella vera, dal suo vero piedistallo, oltre ad aver giocato (ma da una decina d’anni non è più il solo) con macchine da corsa, elefanti, velivoli, edifici… “Conoscere un gioco è niente, saperlo fare è già qualcosa, saperlo presentare è tutto”. Lo diceva Robert-Houdin, lo ripete Rossetti nei suoi trattati, lo ribadisce Silvan. E’ in effetti il più importante comandamento per un illusionista e vale a tutte le latitudini. Se viene a mancare il modo di porgere un trucco il trucco stesso perde significato. Letteralmente, svanisce.
21 images from Historical Archives:
- J.C. Cannell – The Secrets of Houdini – Dover Publications, Inc. New York 1973
- Erik Barnouw – The Magician and the Cinema – Oxford University Press 1981
- Silvan – Arte Magica – Rusconi 1977
- Milbourne Christopher – Panorama of Magic - Dover Publications, Inc. New York 1962
- Marian Chavez – Encyclopedia of Dove Magic – Tannen Magic, Inc. New York 1979——————-
….
“Magia. L’arte di stupire” by Riccardo Palmieri is licensed under a Creative Commons License. Based on a work at: http://www.presseaporter.com/wp/?p=220

