Gli occhiali sono forse l’accessorio della nostra vita di tutti i giorni più comune. Chiunque per necessità o solo per moda o coniugando entrambe le due cose ha a che fare, quotidianamente, in un modo o nell’altro, con degli occhiali. Ma la loro storia non è ovvia come appare alla nostra consuetudine quotidiana e lo scopriamo visitando la “Galleria Guglielmo Tabacchi” che accoglie la più completa collezione privata di occhiali e oggetti legati al mondo dell’occhialeria. Un vero e proprio “Museo” presso la sede principale del Gruppo Sàfilo a Padova.

Text by Francesco Aquilanti
20 images by Corrado Bonora

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Creata dalla passione collezionistica dall’attuale presidente del gruppo Sàfilo Vittorio Tabacchi in un cinquantennio di spasmodiche ricerche in tutte le parti del mondo, dai più piccoli mercatini antiquari alle importanti aste internazionali, questa ricca collezione testimonia la vita e lo sviluppo degli occhiali in sette secoli e con essi la storia della società, del costume e della cultura europea e mondiale. L’esposizione permanente è articolata su sezioni dedicate alle origini, al moderno, alla scienza optometrica, agli occhiali militari, a quelli delle celebrità, allo sport, agli accessori, ecc. con un infinito numero di montature, lenti, astucci, strumenti, stampe, foto, pubblicità, libri e quadri, tutti attinenti questo strumento visivo.

Per cominciare la storia degli occhiali va detto che nessuno nell’antichità poté godere del beneficio di correggere la propria vista. Alcune osservazioni e teorie ottiche erano state elaborate ma non vi è alcuna testimonianza sull’ applicazione pratica di sistemi per correggere o facilitare la vista in nessuna delle grandi civiltà del passato. Seneca, il filosofo romano, aveva constatato, già nel 50 d.c., che gli oggetti visti attraverso una bottiglia d’acqua apparivano più grandi, ma aveva attribuito questa proprietà all’acqua e non alla curvatura del vetro. E’certo però ciò che ci narra Plinio e cioè che Nerone usava servirsi di uno smeraldo per guardare i duelli tra gladiatori: “Nero princeps gladiatorum pugnas spectabat in smaragdo”:. Forse  il taglio di quella pietra consentiva all’imperatore di vedere meglio correggendogli in effetti un difetto della vista, una miopia probabilmente, oppure questo era solo un vezzo, un antesignano sfarzoso degli attuali occhiali da sole, il vezzo di una visione in un verde riposante dei cruenti spettacoli del circo.

Bisogna attendere quasi un millennio perché appaia, nell’undicesimo secolo, il vero primo studio di ottica dell’astronomo e matematico arabo Alhazen che spiegò e teorizzò come era possibile ingrandire gli oggetti con una sfera di vetro. Furono i monaci ad adottare per primi queste pietre per leggere ottenute dalla lavorazione del cristallo di rocca. Appoggiando questi cristalli sulle pagine dei codici era infatti possibile ingrandirne i caratteri e facilitare il lavoro degli “amanuensi”. Ma trascorse altro tempo prima che le lenti passassero dal contatto con gli oggetti a quello con gli occhi. Fu solo nel 1268 che il filosofo inglese Roger Bacon fece studi ed esperimenti precisi sulle leggi ottiche e suggerire l’uso di lenti convesse a coloro che avevano occhi “malati”.

Sta di fatto che non esiste una vera e propria paternità o data di nascita dell’invenzione degli occhiali e questi comunque si diffusero tra la fine del tredicesimo secolo e i primi anni del quattordicesimo. Sicuramente le lenti provenivano da Venezia che deteneva il primato della lavorazione del cristallo e del vetro e ne serbava gelosamente il segreto con la pena di morte a chi ne avesse svelato i sistemi di fabbricazione e fu sicuramente fu un frate fiorentino, Alessandro Spina, a carpire i segreti di questa arte ai veneziani e renderla finalmente pubblica alla fine del tredicesimo secolo.

I primi occhiali erano due semplici lenti circolari montate su anelli di cuoio uniti al centro da un perno e trattenute al viso con un corda o un legaccio di cuoio oppure sostenute da un semplice manico. Poi l’occhiale si evolve, ma passò oltre un secolo, adottando un’unica montatura per le due lenti e soprattutto con un arco al centro che ne permetteva un più stabile appoggio al naso. Questi occhiali furono all’inizio solo privilegio degli aristocratici e ecclesiati e segno inequivocabile di nobiltà e istruzione. Venezia e Norimberga erano i maggiori centri di produzione ma come spesso accade la vera diffusione commerciale incominciò con la diffusione di un’altra innovazione: l’avvento della stampa. Con l’invenzione di Gutenberg infatti la possibilità di leggere divenne popolare e immediatamente lo divennero le corporazioni di fabbricanti di occhiali che ritroviamo in tutte le principali città commerciali d’Europa, prime fra tutte in Francia e Germania e poi in seguito in Inghilterra e Spagna, così come i commercianti, anche ambulati e gli ottici.

Le montature erano dei più vari materiali, spesso preziosi come oro, argento, avorio o tartaruga, ma anche molto semplici come rame o bronzo o ferro nonché fanoni di balena, corno, ecc. e le forme cominciano a variare per assumere soluzioni spesso bizzarre per cercare soprattutto il modo di mantenere gli occhiali al loro posto: si sperimentarono occhiali da poter fissare in vario modo ed ebbe successo anche uno strano sistema che dal ponte del naso attraversava verticalmente tutta la fronte per sostenersi, con un arco metallico, alla testa: così gli occhiali venivano trattenuti dai cappelli o dalle parrucche. In Spagna era molto in voga un sistema molto semplice, due fori ai lati della montatura e due cordicelle che venivano fatte passare dietro le orecchie. Un sistema che restò dal sedicesimo al diciottesimo secolo e che apri la strada all’invenzione delle aste, con molta probabilità nate proprio in Spagna.

Sembra paradossale ma ci vollero secoli perché si identificasse nelle orecchie il punto di appoggio più naturale e sicuro per gli occhiali. Finito il periodo in cui questo fondamentale accessorio per la vista era a beneficio solo di pochi privilegiati, gli occhiali cominciarono a divenire non più solo simbolo di prestigio e cultura ma anche di goffaggine e inettitudine. Fino a tutto l’ottocento le donne trovavano gli occhiali deturpanti per il viso, come narra in un bellissimo racconto Henry James intitolato appunto “Occhiali” in la cui protagonista, la bella Flora Saunt, arriva alla cecità pur di non mettere degli occhiali che riteneva gli avrebbero offuscato la bellezza del volto e impedito di affascinare gli altri: un modo per rinunciare a vedere per assicurarsi la certezza di essere visti. Tra il diciassettesimo e diciottesimo secolo portare in pubblico gli occhiali era ritenuto dalla nobiltà addirittura segno di poca educazione. Cosi dal settecento in poi hanno grande successo i monocoli adornati da piccoli manici spesso preziosamente decorati che venivano utilizzati solo quando necessario e poi restavano appesi al collo come pendagli impreziositi da bellissime montature. Da questi derivano i monocoli, usatissimi dagli uomini dagli inizi del diciannovesimo secolo, tenuti saldi all’orbita con i muscoli facciali. Ma da gran parte del diciottesimo secolo fino agli inizi del ventesimo è un fiorire di face-à-main (occhiali da mano) in spagolo  “gafas de tijera”, che venivano appoggiati al naso tenuti con la mano e da queste derivano le raffinatissime lorgnette, in spagnolo impertinentes, che con vari sistemi, anche a scatto, consentivano di utilizzare il manico di sostegno come custodia. Di fatto in questo modo le lenti scomparivano e il manico, lasciato come pendente, diventava a tutti gli effetti un vero e proprio accessorio di orificeria a volte un vero e proprio capolavoro di eleganza e lusso.

Il diciannovesimo secolo vede anche il diffondersi di un nuovo tipo di occhiali, i pince-nez, i quevedos la cui montatura in metallo flessibile consentiva di restare attaccata al naso. Inventati in Francia nel 1825 sono stati gli occhiali tipici della borghesia che riteneva donassero un aspetto sapiente a chi li portava. Ci vollero dunque ben cinque secoli prima che si affermasse il principio che il modo migliore per assicurare stabilità alla montatura fosse quello di abbinarla a due aste che all’inizio si appoggiavano semplicemente alle tempie o si allungavano con degli snodi fino alla nuca, anche per fissarsi, nel diciottesimo secolo, alle parrucche. Solo con il diciannovesimo secolo gli occhiali cominciano a presentare la curvatura in fondo all’asta, così come ci sembra oggi naturale per fissare saldamente gli occhiali dietro alle orecchie e solo nel novecento gli occhiali acquisiscono definitivamente le aste!

Tra la fine del diciannovesimo e gli inizi del ventesimo si perfezionarono gli studi di ottica e i sistemi diagnostici per l’individuazione e cura dei difetti della vista. Dopo la presbiopia e ipermetropia e poi anche la miopia e infine anche l’astigmatismo e cominciano ad apparire anche gli occhiali con lenti colorate, avvicinandosi verso la moderna trasformazione industriale e la grande diffusione degli occhiali. E’ infatti sul finire dell’ottocento che nascono i primi veri e propri complessi industriali per  la produzione e commercializzazione di lenti e montature e tra questi,  nel 1878 a Calenzano del Cadore, la prima vera fabbrica italiana di occhiali. Sarà dalla acquisizione di questa fabbrica che prenderà vita, nel 1934, la attuale Sàfilo (Società Azionaria Fabbrica Italiana Lavorazione Occhiali) fondata da Guglielmo Tabacchi, padre dell’attuale presidente della società Vittorio Tabacchi.

Tutto il novecento è stato una continua evoluzione di materiali, forme e stili e soprattutto di usi diversificati. Agli occhiali per la correzione della vista si aggiungono quelli per gli usi necessitati da nuove esigenze, come gli occhiali usati per guidare le autovetture e soprattutto pilotare aerei: occhiali che riprendendo ad essere tenuti da una cinghia intorno alla testa come nei primi secoli dell’invenzione e che nella sostanza sono il modello di quelli ancora usati nella guida delle motociclette e negli sport invernali. Ma soprattutto nel novecento si assiste all’introduzione della celluloide come materiale principale per la realizzazione degli occhiali, un materiale che oltre ad avere grande leggerezza e duttilità consente di variare all’infinito forme e colori. Alla celluloide si aggiungono poi nuove componenti plastiche e, per le montature in metallo, nuove leghe come l’alluminio e il titanio. Gli anni cinquanta segnano comunque la vera nascita moderna degli occhiali. Negli Stati Uniti compaiono i primi modelli con stili originali come gli occhiali da donna detti a farfalla, conosciuti anche come occhiali da gatta, molto in voga tra le attrici. E saranno proprio le star di Hollywood a diffondere la moda di questo accessorio nel mondo e gli occhiali cominceranno a diventare un simbolo distintivo della propria immagine: si pensi agli occhiali neri di Jackie Kennedy, quelli di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany o a quelli rotondi di John Lennon.

Dal canto loro alcune star e personaggi del “gotha” cominciano ad usare intenzionalmente questo accessorio come segno distintivo del proprio stile. Il primo fu senza dubbio Elvis Presley che personalizzò i suo occhiali con le iniziali EP e con il motto TCB (Take Care of Business), seguito poi da Elthon John che degli occhiali fece, per un certo periodo, il suo segno distintivo con montature e lenti a dir poco originali e stravaganti. Ma famosi e indimenticabili furono anche gli estrosi occhiali della grande collezionista d’arte Peggy Gugghenheim così come quelli di Edoardo, duca di Windsor e sua moglie Wallis Simpson. La cantante Madonna cominciò a intonare le montature ai propri sfarzosi e folli vestiti e questo legame degli occhiali alla Moda  divenne inscindibile negli anni ottanta, soprattutto per gli occhiali da sole, divenuti un accessorio essenziale.

Proprio la Sàfilo fu la prima industria a comprendere l’importanza di questo legame tra griffe e occhiali. Questo gli consentì di porsi al primo posto nel mondo nel segmento di lusso in questo settore, con decine di marchi prestigiosi. Oggi la quasi totalità degli occhiali  è firmata e l’uso degli occhiali da sole diventata un’abitudine diffusissima. Diceva Marcello Mastroianni: “Un attore fa di tutto per diventare celebre e poi, quando ci riesce, si mette un paio di occhiali scuri per non farsi riconoscere”. Ma oggi non si può dire che gli occhiali da sole siano un modo per celare la propria identità quanto quello di vestire il proprio sguardo. Vestirlo secondo il proprio gusto o la tendenza del tempo e avendo la meravigliosa possibilità di cambiarlo all’occorrenza con un semplice movimento della mano.

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